Working Progress | ByclyWorking Progress | Bycly

Si narra che lo champagne sia nato per caso, quando del gas si sviluppò accidentalmente all’interno di alcune botti di vino bianco in una abbazia francese di frati Benedettini. Cosa c’entra lo champagne con le biciclette? C’entra eccome! Perché la prima Bycly è nata un po’ per caso, proprio come lo champagne.

Tutto comincia nel 2015 quando Roberto Venturi, manager bolognese con oltre venticinque anni di esperienza nel mondo degli…impianti a metano per l’industria automotive (!) decide di cambiare vita. “Ero stufo di lavorare per l’industria e volevo per una volta creare un prodotto per tutti”. Un orologio? Un maglione? “No, doveva essere qualcosa di innovativo, ribatte. Mi sono detto che la bicicletta, un’invenzione vecchia di 200 anni, poteva essere il terreno giusto per sperimentare”.

Ad affiancarlo nell’avventura chiama Christian Bozza, ingegnere e progettista…di biciclette, direte voi? Sbagliato: di macchine per il packaging! Abbiamo quindi un manager che vuole una nuova sfida, un progettista meccanico a cui piacciono le sfide , un legale esperto di logistica e trasporto, un tecnico di laboratorio e un meccanico Con un unico obiettivo: rivoluzionare la bici da passeggio.

Spezzate le catene!

Una bicicletta per tutti deve essere facile e piacevole da pedalare: il team di Bycly si mette subito al lavoro su un nuovo modo di trasmettere il movimento dai pedali alla ruota. “Venivamo tutti dal mondo della meccanica, dove da tempo ormai la catena non si usa più, sostituita dalla cinghia. riflette Christian. Così ci siamo detti: e se fosse questa l’innovazione che cercavamo?”. In sostanza, non potendo reinventare la ruota, Bycly ha spezzato la catena e liberato la bicicletta. “Certo, esistono già sul mercato alcune biciclette a cinghia…” concede Vincenzo. Ma si tratta per lo più di modelli sportiveggianti o da viaggio di noti marchi stranieri. “Noi invece volevamo creare una bici sartoriale, qualcosa di elegante e made in Italy”, insiste Roberto Venturi.

Semplicemente italiana

Negli ultimi decenni, nel mondo della bicicletta e della meccanica, il made in Italy ha in effetti perso un po’ del suo appeal, sconfitto sul terreno dei prezzi dalla componentistica asiatica a basso costo. Ma lo Stivale è ancora pieno di artigiani dalle mani d’oro, basta saperli cercare.  “Quando abbiamo proposto ad alcuni telaisti di produrre i nostri telai in acciaio, molti erano perplessi, confida Christian. Altri invece si sono mostrati entusiasti all’idea di rimettere mano alle attrezzature lasciate dai loro padri: “Una volta un telaista mi ha detto: ‘La vedi quella sgolatura sul collarino della sella? E’ mio nonno che l’ha introdotto, è la nostra firma!’”. Usciti dalla penna di Roberto – che in bici ci va poco, ma di cose belle se ne intende – i telai Bycly hanno così preso forma nella realtà. “Ci siamo davvero appassionati alla ricerca dei colori”, sorride Christian. Rosso Ferrari e nero Ducati, per celebrare il legame con il territorio. “Ma anche l’azzurro Tiffany, il mio preferito”.  

Una storia da costruire

Si dice che il calabrone non abbia la struttura alare adatta a farlo volare. Ma lui lo ignora, e vola. Così Bycly non aveva una lunga storia nel mondo della bicicletta da raccontare, popolata di modelli unici e foto in bianco e nero di grandi campioni e trofei. Ma aveva cinque tecnici motivati e competenti con un sogno – creare una bicicletta italiana bella, elegante e originale – e tanta voglia di realizzarlo. E l’hanno fatto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *